CENTRALE TURBOGAS DI SAN SEVERINO. DAL NO DEL MINISTERO BISOGNA RIPARTIRE IN QUESTI TERRITORI PER PUNTARE FINALMENTE SULLA CREAZIONE DI CENTRI AVANZATI NELLO SVILUPPO DI QUANTO PREVISTO DAL PEAR

Bene il decreto ministeriale del dipartimento energia che nei giorni scorsi ha espresso parere negativo alla realizzazione della centrale Turbogas di Berta con conseguente blocco dell’iter autorizzatorio.
Bene la collaborazione tra i cittadini e i Comuni di San Severino, Pollenza, Treia, Tolentino, Provincia di Macerata e Regione Marche, associazioni ambientaliste con Legambiente in prima fila e associazioni di categoria, tra cui va ricordato il determinate contributo di Coldiretti e Cia, che ha portato a questo importante risultato.
“Ma ora- ha detto Luca Cristini del circolo il Grillo di San Severino Marche e Luigino Quarchioni presidente di Legambiente Marche- bisogna imboccare con decisione la strada delle energie rinnovabili anche nel nostro territorio, come sta accadendo un po’ in tutta Europa, puntando a fare dei comuni che si sono così fortemente battuti contro questo gigantesco impianto a Berta, una sorta di punti avanzati nell’applicazione di quanto previsto dal PEAR. La nostra battaglia contro la Turbogas di Berta è così solo una tappa verso un obiettivo più ambizioso e non una sola contestazione Nimby (acronimo inglese che sta per “Non nel mio giardino”), come qualcuno ha tentato più volte di classificarla con l’evidente tentativo di screditarne la portata.”

Un iter, quello della Turbogas di Berta, che, cominciato 5 anni fa, ha rappresentato soltanto un esempio dei diversi impianti autorizzati in tutta Italia “grazie” al cosiddetto decreto “sbloccacentrali” (Decreto Marzano n.55/1992), secondo il quale per le centrali al di sopra di una certa potenza, basta presentare il progetto al Ministero, previa approvazione di un ente locale disponibile, per far partire tutte le verifiche del caso.

Legambiente in questa vicenda si è schierata sin da subito dalla parte dei cittadini e ne ha rivestito un ruolo fondamentale nel Comitato contribuendo all’organizzazione di numerosissime iniziative pubbliche compresa la raccolta di oltre 11.000 firme, il cui peso è stato fondamentale persino nell’approvazione dello stesso PEAR, che pone oggi le Marche tra le regioni più avanzate del nostro Paese.
I residenti della zona interessata si sono mostrati decisi e determinati a difendere i valori del proprio territorio da grandi impianti come questo, che avrebbe sicuramente snaturato e modificato una vallata in cui le tradizionali attività agricole vengono affiancate da agriturismo, turismo rurale, produzioni biologiche, produzioni certificate e con presenze storico culturali di tutto rilievo, dal sito piceno e castello di Pitino all’abbazia di Rambona (tanto per citare le più importanti).

Luca Cristini

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