Abruzzo: in lotta contro il tempo per il patrimonio culturale

1200 edifici monumentali danneggiati fino a sabato mattina, con nuove segnalazioni in continuo arrivo. Dopo il tragico conteggio delle vittime umane, che ha toccato così pesantemente tutte le nostre coscienze, la poderosa macchina della Protezione Civile ha iniziato ad affrontare altri bilanci: case, edifici pubblici, infrastrutture, monumenti e beni storico artistici.

Emergenza beni culturali abruzzo 2009

La marea di dati arrivano alla Direzione Comando e Controllo, centro di coordinamento di tutte le funzioni di emergenza. La DiComaC è dentro la scuola della Guardia di Finanza a Coppito, a pochi chilometri da L’Aquila, in una grande palazzetto dello sport che fronteggia la triste piazza d’armi ove sono state allineate le decine di bare per le esequie di stato.
La grande palestra è realizzata in una struttura reticolare d’acciaio, che, come una gigantesca balena, beccheggia senza scomporsi affrontando le frequenti onde sismiche. Sicura, enorme, al suo interno lavorano centinaia di persone in tavoli operativi, ognuno con una specifica missione: Vigili del Fuoco, enti locali, volontariato, forze dell’ordine, Anas, operatori della telefonia, Dipartimento nazionale della protezione civile. Tutti insieme, tutti all’occorrenza pronti a coordinarsi per qualsiasi intervento d’emergenza. Così funziona la macchina, secondo una procedura verticistica che, in omaggio al grande condottiero, si chiama “metodo Augustus”.
Il tavolo che coordina i nostri gruppi d’azione è il 15: “Funzione beni culturali”. Vi siedono Soprintendenti, membri del Dipartimento nazionale, i Carabinieri TPC e i volontari di Legambiente, gli unici per ora autorizzati ad intervenire in questo settore.
Nei giorni scorsi mi sono trovato a coordinare le operazioni di alcune squadre di volontari in azione per mettere in sicurezza parte dei migliaia di beni contenuti in questi grandi contenitori feriti. Un’esperienza formidabile, irripetibile, unica. Colpisce ed emoziona chi, pur avendo perso tutto, fors’anche persona cara, gioisce nel vedere rispuntare dalle macerie di una chiesa qualche frammento della statua del santo patrono, qualche brandello di una tela dipinta: elementi di una forte identità che lega ancora le persone e fa loro affrontare le prove più dure. Abbiamo visto piangere e implorare la Soprintendenza affinché non portasse via una Madonna lignea alla quale la popolazione è particolarmente devota; forse proprio davanti a quel simulacro il papa sosterà in preghiera il prossimo 28 aprile. Non dimenticherò più la gioia di suor Rosa Maria, vicaria delle Clarisse di Paganica ora ospitate a Pollenza, nel vedere di nuovo le carte e i libri dell’archivio del monastero. Il terremoto ha portato via loro la badessa, ma loro sono pronte a rimboccarsi le maniche forti nella strada della fede.
Con la stessa passione, con lo stesso impegno, ho visto lavorare senza sosta alcuni formidabili ispettori della Soprintendenza che, tra mille difficoltà anche materiali, sono al lavoro da giorni in una lotta contro il tempo per salvare le oltre tremila opere contenute nel forte spagnolo de L’Aquila; i solai superiori sono ogni momento di più a rischio di crollo. Al loro fianco sono i Vigili del Fuoco, che sembrano farsi beffa del pericolo, con un’apparente incoscienza che deriva invece da una mostruosa preparazione.
Un’esperienza eccezionale: non vedo l’ora di ripartire.

Luca Maria Cristini

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