L’Italia, un paese in serie B

L’impegno preso dall’Unione Europea sotto la guida del cancelliere tedesco Angela Merkel si sintetizza con i “Tre 20”: ridurre del 20% l’emissione di gas serra e produrre il 20% di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2020.

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Questo progetto virtuoso anticipa gli obiettivi del protocollo di Kyoto e pone l’Europa nel ruolo di avanguardia nel globo, nella consapevolezza di dover far presto nella diminuzione dell’uso di combustibili fossili. Prescindendo dalle valutazioni che tali fonti energetiche sono in via di esaurimento e che, agli attuali livelli di crescita del loro consumo tutto fa prevedere il raggiungimento di prezzi proibitivi – a maggior ragione per paesi che ne sono privi come l’Italia – la consapevolezza che l’atmosfera non possa ancora a lungo sopportare tale livello di emissioni climalteranti sta smuovendo le coscienze di tutto il mondo. Dopo un primo accenno a questi temi di Giovanni Paolo II nella “Novo millennio ineunte”, papa Benedetto XVI ha fatto più volte riferimento ai temi ambientali, fin dal suo discorso di insediamento sul soglio pontificio. Egli ha dimostrato di considerare quella ecologica una delle “grandi sfide” per l’umanità e guarda alle giovani generazioni come alleate e interlocutrici per affrontare questo problema. A Sidney è nata un’alleanza Papa-giovani per l’ecologia e uno sviluppo autenticamente umano; “i ragazzi”, ha detto in quell’occasione Benedetto XVI, “vedono i grandi danni recati all’ambiente naturale dalla avidità umana e lottano per trovare un modo per vivere in maggiore armonia con la natura e con gli altri”.
Ebbene, in questo quadro, il nostro capo di Governo, che di recente ha avviato un anacronistico e antieconomico programma per la costruzione di centrali nucleari ormai obsolete, ha dichiarato che per l’Italia il pacchetto energia e clima ha dei costi “irragionevoli”, mettendosi a capo di una misera cordata di paesi ecoscettici. Il presidente francese Sarkozy, attualmente presidente di turno dell’Unione Europea, anch’egli molto sensibile alle tematiche ambientali, ha definito “drammatico e irresponsabile” abbandonare l’impegno sancito dalla Merkel e ratificato dal governo Prodi. La presa di posizione italiana farà poca strada, ha replicato Sarkozy, forte dell’appoggio di Gran Bretagna, Spagna, Germania e, altri tredici paesi dell’unione, ha dichiarato che sul “pacchetto clima” in sede europea “si deciderà a maggioranza qualificata”, mettendo l’Italia in minoranza. Ma cosa dovremmo aspettarci da una compagine governativa il cui Ministro dell’Ambiente rifiuta di incontrare le associazioni che di ambiente si occupano? centrale_fotovoltaicaNé il ministro Prestigiacomo, né il premier sanno, evidentemente, che la Germania trae circa il 14% del proprio fabbisogno energetico da fonti rinnovabili (energia eolica e solare) avendo creato nel settore centinaia di migliaia di posti di lavoro. Non devono nemmeno essere al corrente che la California, dopo il traumatico black out di qualche anno fa, ha ripianato il proprio deficit energetico avviando una rigorosa politica di contenimento degli sprechi, razionalizzando i consumi e creando parallelamente nuova occupazione. Questa vicenda ci dà la misura del ruolo che il nostro paese ha in un’Europa il cui peso cresce nel quadro politico mondiale; l’Italia si trova sempre di più al margine, in seconda fila, come il nostro premier nelle foto tra gli altri capi di stato. L’atteggiamento del nostro Paese a fronte dei comuni sforzi degli altri autorevoli membri dell’UE ci isola sempre di più. Le nostre posizioni sulle questioni energetiche sono condivise da: Polonia, Bulgaria, Romania, Lituania, Lettonia e Cipro. Ormai l’Italia ormai gioca in serie B!

Luca Maria Cristini

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2 Risposte

  1. E se l’Italia piange Sanseverino non ride: so di privati che per installare pannelli solari sul tetto di casa hanno sopportato (poi, purtroppo, rinunciato) un iter burocratico di oltre un anno – quando le norme dovrebbero prevedere procedure ridotte all’osso -, conferenze di servizi appositamente convocate in Provincia solo per il loro caso, obbligo di integrare i pannelli al tetto con una spesa difficile da ammortizzare e aziende specializzate in installazione di pannelli solari rinunciare a farlo a Sanseverino per eccesso di disincentivi da parte pubblica.

  2. Quello che dice Lorenzo è molto triste, credo che uno snellimento delle procedure non farebbe che bene, ma ho il sospetto che le lobby nazionali dei petrolieri abbiano altre intenzioni.

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