Calcinaia o Colombaia? Non ho dubbi

Interno della colombaia di Vallibbia fotografata da Luigi Poloni

In seguito a “Salvalarte” ho ricevuto molte obiezioni per aver qualificato come colombaia il rudere presente nella grotta di fronte all’Abbazia di Sant’Eustachio nella Valle dei Grilli; ciò ha sovvertito la generale convinzione che voleva si trattasse di una calcinaia.
Ebbene, sono molteplici le ragioni che mi hanno portato a questa conclusione e proverò qui a sintetizzarle.
È notorio che la valle sia stata, nei secoli, sede di un’intensa attività estrattiva del calcare; lungo essa sono ancor oggi numerosi i segni di ciò. L’amico Sandro Giusepponi, che di quei luoghi è profondo conoscitore per averne anche descritto e tracciato i sentieri, ha con grande passione individuato numerosi resti di calcinaia. Questa, detta anche calcara, veniva generalmente realizzata vicino ad un bosco o una macchia, su terreno in declivio e facilmente lavorabile. Vi si scavava una profonda buca circolare, che si rivestiva con pietre innalzando una specie di “igloo” troncoconico con una bocca inferiore per l’alimentazione del fuoco di cottura e una superiore per il carico del materiale proveniente dalla cava. Così, le pietre più grosse erano calate per prime nel fondo del tumulo, quest’ultimo, colmato veniva acceso dalla bocca inferiore e mantenuto costantemente alimentato con fascine di legna per una settimana, alla temperatura di circa 900 gradi. Il fatto di essere interrato garantiva il fondamentale isolamento termico, la posizione su un terreno in declivio (per lo più le calcinaie della valle si trovano con la bocca superiore al livello della strada) facilitava il carico del pesante calcare.

Resti di un’antica calcinaia

Il manufatto che è nella grotta non presenta nessuna di queste caratteristiche: non è interrato, non è vicino alla strada.

Rudere della colombaia di sant’Eustachio


Esso è realizzato fuori terra, con un ottima apparecchiatura muraria, che si presenta addirittura intonacata su entrambe le facce (cosa poteva servire l’intonaco in una calcara?) ed è dotato di dodici livelli sovrapposti di cellette in tutta la superficie interna. Tutte caratteristiche, queste, tipiche di una colombaia. Di forma circolare, pertanto rarissima. Nella nostra provincia, a fronte di oltre duecento esempi documentati da Luigi Poloni, se ne conoscevano solo tre circolari: una a Letegge di Camerino, la seconda il località Paradiso di Pioraco e la terza a Vallibbia di Fiuminata. Proprio una foto dell’interno di quest’ultima, scattata da Poloni anni fa, presenta una simile scansione interna a piccole cellette sovrapposte; nent’altro che gli alloggiamenti per i piccioni. Allevare questi volatili era una pratica molto diffusa, fin dall’epoca romana: garantiva proteine di ottima qualità e un formidabile fertilizzante. I monaci benedettini dell’abbazia e i cavatori che hanno abitato a lungo la valle erano di certo interessati a entrambi questi aspetti. A differenza delle altre tre palombare circolari, che hanno un sottostante vano utile per ricovero attrezzi o altra funzione legata all’attività agricola, quella della valle dei Grilli, essendo in una grotta, non ha avuto la possibilità di essere sviluppata in altezza. Ciò ne fa una rarità assoluta perché, oltre ad essere verosimilmente una delle più antiche della provincia, essa è forse l’unico caso di edificio con esclusiva funzione di allevamento dei piccioni. Non ho dubbi che si tratti di una colombaia, temo invece per la sua conservazione.

Luca Maria Cristini

Ritorno al nucleare?

L’attuale governo ha più volte ribadito, per mezzo di suoi autorevoli rappresentanti se non del presidende del cosiglio, la volontà del ritorno al nucleare. Il dibattito sull’opportunità di tale scelta spacca in due il paese, alleghiamo di seguito alcuni argomenti che possono aiutare a chiarire alcuni aspetti della questione.
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Diga di Fiuminata e piano irriguo: un altro NO

Prima di tutto: un progetto inutile, dannoso per la valle, obsoleto e fondato su dati superati. Secondo: mancanza di trasparenza e condivisione con le popolazioni, dubbia legittimità del soggetto proponente, da anni in regime di commissariamento.
Queste, in sostanza, le obiezioni avanzate dal Comitato contro la Diga di Fiuminata, costituitosi con l’apporto delle associazioni ambientaliste provinciali non appena del faraonico progetto si è parlato sui giornali – a parte le pubblicazioni di legge – in maniera assolutamente tardiva e senza il minimo ossequio della necessità di prevedere processi decisionali partecipati.
Alle perplessità di natura tecnico-scientifica, che sono scaturite da un’attenta analisi degli elaborati progettuali da parte dei tecnici del Comitato, ha già risposto il Ministero bloccando l’iter di approvazione, come si è appreso per bocca dell’assessore regionale Petrini.
Sulle questioni di legittimità del progetto ha fatto chiarezza il Consiglio Regionale lo scorso 30 settembre, anche se la notizia è apparsa sui giornali solo alcuni giorni dopo. L’assise regionale ha infatti unanimemente approvato una mozione ed un’interrogazione associate, presentate dai consiglieri Pistarelli, Capponi e Massi. Tra l’altro, nel testo approvato senza emendamenti, si interroga la Giunta : “se non ritenga comunque inaccettabile, in queste condizioni di commissariamento, che si sia predisposto da parte del Commissario addirittura un piano irriguo che prevede la costruzione di una diga e di un nuovo invaso nell’Alta Valle del Potenza (cosiddetta diga di Fiuminata) esulando di certo dai poteri ad egli conferiti” e si impegna lo stesso governo regionale “a sospendere immediatamente l’atto predisposto dal Commissario del Consorzio di bonifica del Musone, Potenza, Chienti ed Alto Nera denominato “Programma delle attività 2008/2010: piano irriguo comprensoriale dei bacini del Chienti, Potenza e Musone”.
Tutto ciò dovrebbe portare un definitivo fine ad una vicenda che ormai da venticinque anni affligge l’alta valle del Potenza.
Il voto unanime di tutto l’arco politico pone fine alle ridicole fantasie dietrologiche di un noto esponente politico della valle, che dietro l’azione del comitato intravedeva “inedite e strumentali accoppiate tra ambientalisti del no a tutti i costi ed esponenti del centrodestra“, e pone in luce come, ancora una volta, i cittadini abbiano dovuto mobilitarsi per vedere ripristinata la legalità che le istituzioni, da sole, non sono più in grado di garantire. Un plauso e un ringraziamento, questo sì, ci sentiamo di rivolgerlo a coloro che hanno permesso di fare la doverosa chiarezza sulla questione, senza per questo entrare nel merito della politica.
Ora ci si augura che questo progetto, di cui lo stesso esponente politico proponeva il solo congelamento per due anni, non venga più riproposto e che per la valle del Potenza si cominci a pensare ad interventi ragionevoli, legittimi e più compatibili con l’ambiente. Da ultimo, come emerso anche nel dibattito in consiglio regionale, auspichiamo che le autorità preposte a ciò intervengano per valutare se la predisposizione di questo progetto abbia causato l’ennesimo sperpero di danaro pubblico.

Circolo “il grillo”, Legambiente San severino

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Salvalarte in TV

Bellissima iniziativa per Salvalarte a San Severino, ecco qui le riprese Tv della giornata