IL POTENZA RESTI ALLA SUA VALLE! PARTE LA RACCOLTA FIRME

PIORACO 21 MAGGIO 2008:  PROVE TECNICHE DI DEMOCRAZIA TERRITORIALE. RIUNITO UN COMITATO LOCALE CONTRO LA COSTRUZIONE LA DIGA DI CAPOD’ACQUA.

Ieri sera la popolazione di Pioraco, si è riunita per discutere il progetto  preliminare della Diga Capo d’Acqua, che il Consorzio di Bonifica ha già depositato presso il Ministero dell’ambiente per la Valutazione d’Impatto Ambientale.

Con l’aiuto del dott. Miliani, vicesindaco di Pioraco e del Dott. Andrea Antinori, geologo esperto delle caratteristiche idro-geologiche dei territori montani interessati, si è cercato di fare il punto sulle luci e le ombre di questo progetto.

La popolazione locale ha risposto con viva indignazione alla non idonea pubblicizzazione del progetto. Questo ben congegnata mancanza di trasparenza ha messo fuori gioco l’opinione pubblica locale, privandola del diritto di presentare le proprie osservazioni, nei termini previsti dalla procedura di valutazione ambientale ministeriale, in merito ad un progetto  strategicamente  inadeguato e palesemente approssimativo per quanto rigurda gli obiettivi prefissati.

Per ovviare ai macroscopici errori compiuti con la costruzione delle dighe nelle altre valli, frutto di calcoli errati e sovradimensionamenti nelle stime, si vuole costruire un’altra cattedrale nel deserto. In altre parole pare che non si riesca a riempire la diga di Castreccioni per cui il Consorzio ha pensato bene di costruirne un’altra.  Dalla diga sul Potenza si dovrebbe attingere l’acqua necessaria trasportandola attraverso le valli con una conduttura forzata di 50 km. Conduttura quest’ultima non ancora prevista dal progetto presentato al Ministero dell’Ambiente perché afferente al Ministero dell’Agricoltura. Palese è l’approssimazione e la vaghezza in merito alle esigenze irrigue e idropotabili che la diga dovrebbe risolvere. Nel progetto presentato al Ministero dell’ambiente  non esistono specifiche progettuali, né per la costruzione della condotta, né per un piano irriguo. Non ci è dato sapere quale sarà il tragitto della condotta, quali investimenti e quali interventi siano previsti per la sua realizzazione, ma soprattutto non ci è dato sapere quali sono le effettive esigenze irrigue del territorio considerato. Saranno necessari Interramenti? Trafori? -Tutto ciò è di competenza del Ministero delle Politiche Agricole ci viene risposto. Non occorrerebbe, allora, una valutazione contestuale e coordinata dei due Ministeri? 

E se il Ministero delle Politiche Agricole , una volta realizzata la diga, valutasse le soluzioni irrigue proposte inidonee? In preda ad un eccesso di lungimiranza, potrebbe valutare l’opportunità di incentivare finanziariamente gli agricoltori per riqualificare i loro impianti, convertendo l’irrigazione a pioggia con quella a goccia. Un investimento del genere oltre ad essere più economico  tutelerebbe i terreni agricoli dalla progressiva salinizzazione causata dall’irrigazione intensiva.

  E se, sempre , il Ministero delle Politiche Agricole valutasse troppo costoso costruire impianti ed apparati che pompino acqua dolce  nella foce per evitare che l’acqua del mare risalendo lungo la foce impoverita, inquini le falde da cui dipende l’approvvigionamento idropotabile della zone costiere?

Qual’è l’obiettivo di questo progetto ci si chiede allora? Costruire la diga tanto per costruirla, o risolvere i problemi del territorio?

Senza un piano irriguo strategico da cui partire, come si fa a determinare la soluzione più efficiente da un punto di vista ambientale, politico economico e finanziario? La carenza di una strategia territorialmente e funzionalmente integrata è lampante! In barba ad ogni politica di gestione integrata delle isorse idriche e conservazione idrogeologica del territorio si è preferito la solita costruzione dell’ecomostro. La cecità di lungo periodo di questo genere di progetti  induce inevitabilmente ad interrogarci su quali siano effettivamente i vantaggi politici ed economici di una tale iniziativa e su chi effettivamente ricadranno? Considerando come la costruzione di sbarramenti di tale portata sia stata ormai pressoché  abbandonata in Europa, in favore di piani idrici che prevedono la creazione di piccoli bacini diffusi sul territorio, non ci si può non interrogare sul perché di questa scelta.

Ci si chiede, ancora, come mai un’ente commissariato come il Consorzio di Bonifica, tra l’altro facente parte di quella famosa lista di enti inutili che si sovrappongono per competenze ed autorità agli enti territoriali,  possa porre in essere un progetto da 50.000 Euro. 50.000 vanno ben oltre l’ordinaria amministrazione!. “A naso” si può facilmente intuire che   investimeni indiscutibilmente straordinari e gestione commissaria non possono andare a braccetto, quanto meno per una questione di coerenza etica e di responsabilità politica.

Giusto a proposito di responsabilità politica, l’amministrazione provinciale perché sta tardando a convocare il tavolo tecnico sulla questione, annunciato come imminente  ormai mesi fa? L’autorità di Bacino, organo tecnico di coordinamento e controllo strategico dei bacini idrici della Regione Marche, è stata coinvoltà? Quale è stata la sua valutazione in merito?

 Il locale comitato è già partito con la raccolta firme che verrà sostenuta da tutte le associazioni WWF,  LEGAMBIENTE,  CAI e dalle delegazioni delle altre città presenti in particolare Matelica, San Severino e Fiuminata.

A fine serata, la sensazione generale dei partecipanti all’assemblea è stata quella che, a fronte delle tante zone d’ombra, poche sono le zone chiare di questo progetto. Allo scopo di raccogliere il maggior numero di informazioni necessarie a farvi luce, il Grillo metterà a disposizione questo spazio per favorire la circolazione delle informazioni e la coordinazione dei vari comitati che stanno nascendo sul territorio.

Al più presto provvederemo a mettere a disposizione il modulo con le istruzioni necessarie alla raccolta firme, che potrà essere scaricato da chiunque voglia adoperarsi per informare la popolazione del territorio  restituendole il potere di decidere consapevolmente sul destino della valle e della sue unica e preziosissima risorsa.

APRI QUI LA DOCUMENTAZIONE PRESENTATA DAL CONSORZIO DI BONIFICA AL MINISTERO DELL’AMBIENTE PER LA VALUTAZIONE D’IMPATTO AMBIENTALE 

 

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4 Risposte

  1. Avete provato a leggere la Sintesi non Tecnica dello Studio di Impatto Ambientale presentato al Ministero? Da inorridire …e non solo per le centinaia di errori di battitura, sintomo di una trascrizione affrettatata e neanche riletta.

  2. E’ scandaloso privare la popolazione di un intera vallata dell’acqua del suo fiume per ovviare a errori di gestione e di progettazione degli invasi di altre due distinte vallate.In piu’ si sta cercando di forzare la mano al ministero dell’agricolturache una volta visto approvato il progetto di sbarramento da parte del ministero dell’ambiente si troverebbe in difficolta’ a contrastare la realizzazione delle condotte,Comunque bisogna fare in modo che la cosa diventi di dominio pubblico nel senso che ora in pochi ne sono a conoscenza e poi coinvolgere la popolazione come è stato fatto per la cava di cerreto e la turbogas.

  3. Firmate la petizione! Spargete la voce! Blocchiamo questa follia!

  4. Somehow i missed the point. Probably lost in translation 🙂 Anyway … nice blog to visit.

    cheers, Manumitter.

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