Riserva del San Vicino: gli enti locali diano il loro appoggio.
Il 16 aprile gli enti locali saranno ascoltati nella IV commissione consiliare della Regione Marche dovendo esprimere il proprio parere
Legambiente chiede agli amministratori locali che difendano l’interesse generale contro pressioni lobbistiche di cacciatori e cavatori.
L’istituzione dell’area protetta ha anche una valenza di tutela della memoria storica dei luoghi della Resistenza.

Mercoledì 16 aprile i rappresentanti degli Enti locali saranno ricevuti in audizione alla IV commissione consiliare permanente della Regione Marche per esprimere il proprio parere sulla proposta d’istituzione della Riserva naturale e del Parco Storico della Resistenza di San Vicino e Canfaito. Saranno ascoltati sindaci, amministratori provinciali e delle Comunità Montane dopo che le associazioni ambientaliste e le associazioni venatorie hanno potuto esprimere i loro pareri lo scorso 26 marzo.

Le eccezionali caratteristiche ambientali e naturalistiche dell’area destinata ad essere tutelata sono testimoniate dalla presenza di aree floristiche protette, zone per la protezione della fauna, siti di protezione d’interesse comunitario. La zona è poi caratterizzata da ampie aree demaniali. Non possiamo dimenticare poi l’enorme patrimonio rappresentato dalla plurisecolare faggeta del pianoro di Canfaito (che ospita tra l’altro un esemplare di faggio di oltre 600 anni), il comprensorio del Monte San Vicino comprendente il castello di Elcito e l’abbazia di Valfucina, l’incontaminata Valdiola, teatro di sanguinose guerre partigiane e sede dell’antica abbazia di Roti.
Tante emergenze ambientali, ma anche storia, cultura e una fauna caratterizzata da esemplari di razze a rischio di estinzione, come l’aquila, il lupo e il gatto selvatico. Di recente è stata segnalata la presenza di un gruppo di cervi, provenienti dal Parco dei Monti Sibillini. La presenza di questi rari mammiferi è molto significativa e dimostra quanto sia importante una rete ecologica nella dorsale marchigiana, che collega il parco nazionale dei Monti Sibillini al parco regionale della Gola della Rossa. Ciò evidenzia il ruolo strategico della riserva di Roti, che andrà a costituire un ulteriore importante tassello del progetto A.P.E., Appennino Parco d’Europa.
Una riserva naturale, oltre a tutelare il territorio, è da valutare come seria e concreta possibilità di sviluppo,anche economico, grazie ai contributi previsti che potranno essere investiti in una zona che, soprattutto nel periodo estivo, vede la presenza di numerosi turisti attirati dalla bellezza di quei luoghi.
A nostro avviso c’è un altro fondamentale aspetto che non deve essere sottovalutato: la Regione Marche diversi anni fa nel piano regionale delle attività estrattive ha individuato in quella zona due bacini, di cui uno in regolare attività da circa due anni, situato a pochi metri al di fuori dei confini della riserva naturale. Senza entrare nel merito della scelta del sito, è innegabile che quell’area sta già pagando e pagherà ancora per tanti anni un prezzo molto alto dal punto di vista ambientale, il tutto per soddisfare le esigenze del settore edilizio. L’istituzione di una riserva naturale potrebbe costituire un atto di compensazione per lo scempio che si è voluto perpetrare in un sito incontaminato.
Concludiamo ricordando che la tutela del patrimonio ambientale rappresenta una delle vere scommesse per il futuro dei marchigiani, gli interessi di un’intera comunità che già si è espressa firmando in massa una petizione pro-riserva.
Tutto questo abbiamo rappresentato nel corso della nostra audizione al termine della quale abbiamo depositato una memoria che oggi il nostro Circolo ha trasmesso anche al Sindaco di San Severino.
Postato in: Comunicati Stampa de "il grillo", Riserva Naturale San Vicino


